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03-06-10

27-05-10

“Nichi Vendola, che ha capacità di leader nazionale che non si vedevano dai tempi della morte di Pinuccio Tatarella, non ha ritenuto di fare Sannicandro assessore”. Una scelta questa, che non va sottovalutata secondo l’ex assessore regionale Marco Barbieri, docente universitario a Foggia e candidato alle scorse regionali con Sinistra Ecologia e Libertà. Vendola è la personalità politica dalle “escogitazioni linguistiche”, l’uomo che può dire ad un territorio sottorappresentato di non preoccuparsi perché è lui l’assessore di Foggia. L’Attacco ha intervistato Marco Barbieri sul tema dell’irrilevanza delle classi dirigenti di Capitanata e della personalizzazione della politica, interessata a creare consenso fine a se stesso, foriero di accentramenti di potere invece che idee e progettualità future

Professor Barbieri, qual è la qualità del ceto decisore foggiano? È davvero così irrilevante? È giusto pensare ad una Regione matrigna?

Da grande mi soprannomineranno Lorella Cuccarini, la più amata dai foggiani. Lo sapete che io sono un intellettuale marcio e mi piace ricordare che 202 anni fa Bari non era neanche capoluogo di provincia e che Foggia, che è la terza città per dimensioni di questa Regione, non è affatto condannata a rimanere nello stato in cui è. È un problema di soggettività.

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27-05-10

1. Premessa

Intendo qui proporre solo una breve riflessione sul rapporto tra partiti ed elettorato, alla luce del risultato delle elezioni regionali pugliesi. La domanda è: esistono ancora i partiti?

Non dico nel senso che sta scritto all’art. 49 della Costituzione, come forma di partecipazione dei cittadini alla politica nazionale, e che pare essere scomparso con il tramonto dei partiti storici che animavano una Repubblica certamente migliore, ma quanto meno come strutture organizzate di formazione del consenso.

L’indicatore quantitativo che ho preso in considerazione a tal proposito è costituito dal rapporto esistente tra voto al solo candidato presidente, voto al solo simbolo della lista, voto che contiene anche l’espressione della preferenza.

Si tratta, naturalmente, di una scelta discutibile; in particolare, una maggiore densità percentuale dei voti con preferenza potrebbe rappresentare sia la forza intrinseca della lista come somma di candidati particolarmente ben selezionati dal partito, sia invece – al contrario – la debolezza del richiamo sull’elettorato esercitato dal simbolo (e dunque dal partito in se stesso, indipendentemente da chi lo rappresenti).

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